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Prodotti vegani per tutti
UN CONSUMO CONSAPEVOLE E' UN CONSUMO CRITICO - CRUELTY FREE


Il rispetto per la vita è detto "umanità" ma a pensarci bene, tra tutte le specie l'umanita' è quella che ne ha meno"

A. Schweitzer

Tratto da Oltre la specie Onlus (www.oltrelaspecie.org)
Sezione Consumo Critico

La sensibilità verso le problematiche animaliste porta ad una maggiore esigenza di documentazione, a sua volta la documentazione, quindi la conoscenza e l'acquisizione di consapevolezza, porta alla formazione di un comportamento critico del consumatore consapevole che sa scegliere il prodotto da acquistare e non si lascia guidare dalla pubblicità ingannevole dei media. Spesso i consumatori consapevoli sono molto informati sui prodotti che possono danneggiare la loro salute o l'ambiente ad esempio, lo sono meno però sul fatto che moltissimi prodotti (soprattutto di marche proprietà di multinazionali) causano la sofferenza e la morte di un altissimo numero di animali sia per il fatto che contengono ingredienti animali o di derivazione animale, sia per il fatto che sono testati sugli animali non umani per motivi di "sicurezza" del prodotto, test che non sono previsti dalla legge ma vengono eseguiti per mettere al riparo le società produttrici da eventuali problemi legali che potrebbero sorgere da eventuali danni arrecati dal prodotto al cosumatore.

Il consumatore critico animalista ha il dovere di tenere un comportamento etico anche nell'acquisto, di scegliere una tipologia di prodotti che non arrechino danni e sofferenza agli animali non umani, di boicottare i prodotti che invece sfruttano gli animali non umani o che appartengono a multinazionali notoriamente orioentate allo sfruttamento animale; così facendo aumenta anche le probabilità che le case produttrici cambino criterio di produzione dato che questo vero e proprio boicottaggio dei prodotti fonte di sofferenza degli animali non umani incide in maniera notevole sull'immagine dei produttori, dei prodottie e sulla loro commercializzazione.
Di seguito riportiamo una serie di utili suggerimenti per un consumo consapevole e privo di sofferenza per gli animali non umani.

Cinquantamila animali l'anno muoiono sfigurati da rossetti, intossicati da profumi, bruciati da creme. Eppure sono più di 8.000 gli ingredienti già disponibili per le aziende e centinaia i metodi alternativi di ricerca... Diversi sondaggi svolti in tutta Europa hanno dimostrato che la maggioranza delle persone non crede che sviluppare ancora nuovi cosmetici sia un motivo valido per giustificare l’uccisione di animali. Nonostante questo, il divieto di vendita di cosmetici sperimentati su animali previsto per il 1998 da una Direttiva europea, ottenuta negli anni scorsi grazie ad una grande Campagna internazionale condotta dalle associazioni animaliste, è stato posticipato e rischia di slittare ulteriormente: una scelta che condanna, fra atroci sofferenze, più di 275.000 animali, quasi 150 al giorno.

Glossario:
LD50: test di tossicità di una sostanza chimica consistente nel somministrare tale sostanza in quantità crescenti a gruppi di animali fino a stabilire la quantità sufficiente per uccidere la metà degli animali cui è stata somministrata. Può essere usato per la valutazione della tossicità acuta ma anche cronica.
Draize Test oculare: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare i tessuti dell'occhio umano, consistente nell'instillare la sostanza negli occhi dei conigli albini per poi esaminare a distanza di vari giorni i danni che essa provoca ai tessuti dell'occhio.
Draize Test cutaneo: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare la cute umana consistente nell'applicare la sostanza in esame sulla pelle depilata ed abrasa di animali (in genere conigli o cavie) per poi valutare a distanza di tempo l'irritazione provocata.
Test di cancerogenicità: test finalizzato a stabilire se una sostanza è o meno cancerogena (per gli animali su cui si sperimenta, non per l'uomo, ovviamente). Generalmente vengono usati roditori ai quali viene fatta ingerire o inalare la sostanza per un periodo anche di diversi anni. In seguito gli animali vengono uccisi e sottoposti ad autopsia per stabilire la presenza di eventuali tumori nei loro tessuti.

Sono passati oltre 8 anni e l’abolizione non è ancora entrata in vigore nonostante siano stati ratificati scientificamente tre metodi di sperimentazione alternativi. Non solo le associazioni animaliste ma anche l’autorevole Parlamento di Strasburgo ha condannato i rinvii affermando che “la Commissione europea dà ripetutamente la precedenza ai profitti dell’industria tralasciando la sofferenza e la vita degli animali, ignorando l’opinione pubblica”. La Commissione Europea ha ora proposto di sostituire il bando alla vendita con un semplice bando ai test cosmetici animali; se tale indicazione venisse accolta si avrebbe come immediata conseguenza il trasferimento dei laboratori al di fuori dei confini dell’Unione Europea non risolvendo così in alcun modo il problema. Una argomentazione diffusa a favore dei test cosmetici sugli animali sostiene la necessità di garantire sicurezza ai consumatori. E’ quindi importante sottolineare che il bando della vendita di nuovi cosmetici testati sugli animali non compromette in alcun modo la sicurezza dei cosmetici per i consumatori. Le società possono introdurre nuovi prodotti sul mercato solo se questi corrispondono ai severi requisiti di legge sulla sicurezza.

Dal 1976 è obbligatorio per legge (Direttiva europea 76/768/EEC) sperimentare su animali gli ingredienti dei prodotti cosmetici. Non è attualmente possibile commercializzare un prodotto cosmetico se i suoi ingredienti non sono stati testati su animali.

Esistono però delle ditte che dichiarano con la dicitura "Prodotto non testato su animali", di non compiere esperimenti su animali.

Com'è possibile?
Possono farlo, in quanto la legge non richiede che venga testato il prodotto finito, ma ciò non toglie che gli ingredienti che lo compongono siano stati testati da altre ditte (ad es. le ditte fornitrici degli ingredienti).
Un altro modo di aggirare la legge forse il più diffuso è quello di utilizzare ingredienti non nuovissimi; non è infatti necessario sperimentare di nuovo su animali ingredienti che sono stati già testati da un'altra ditta anni prima.
In sintesi: chi dichiara di non testare su animali, nella maggior parte dei casi, utilizza ingredienti che altre ditte hanno testato sugli animali precedentemente.

Le uniche ditte che non hanno mai contribuito all'incremento degli esperimenti sono quelle che utilizzano solo ingredienti già presenti sul mercato negli anni precedenti alla legge de1 1976; per tutte queste sostanze non vi è l'obbligo della sperimentazione su animali. La loro lunga permanenza sul mercato risulta essere un indice di qualità e di innocuità.


SPIEGAZIONI E DOMANDE RICORRENTI

Cosa significa “cosmetico no-cruelty”?

Il cosmetico no-cruelty in senso assoluto non esiste. Tutti i cosmetici in commercio sono realizzati con ingredienti che sono stati testati su animali, in tempi recenti o in tempi remoti. La definizione è quindi necessariamente relativa e non ha senso parlare di guida no-cruelty se non si chiarisce il criterio adottato per stilarla.

Cronistoria delle definizioni “no-cruelty”

Nel 1976 entrò in vigore in tutta Europa la direttiva CEE 768 che stabilì che:

a) non è obbligatorio testare su animali i prodotti cosmetici FINITI
b) è obbligatorio testare su animali tutti i NUOVI ingredienti DI SINTESI (sono quindi esclusi quelli vegetali)

Il risultato di questa direttiva fu che:
a) le aziende cosmetiche europee che testavano i prodotti finiti smisero di farlo (perché non obbligatorio, inutile e costoso)
b) tutti gli ingredienti di sintesi di nuova formulazione (che di norma vengono realizzati da laboratori specializzati e poi venduti alle aziende cosmetiche) sono sicuramente testati su animali.

CONCLUSIONE: un prodotto può essere definito no-cruelty solo se è realizzato con ingredienti non testati su animali cosa che, in assoluto, non esiste.

Per individuare i prodotti “meno crudeli”, in un primo tempo si disse che un cosmetico è no-cruelty se contiene esclusivamente ingredienti realizzati prima del 1976 (cioè gli ingredienti della cosiddetta Positive List). Anche questa definizione è però relativa perché, se è vero che i test su animali per le materie prime furono resi obbligatori nel 1976, ciò non significa che prima di questa data essi fossero vietati nè che le grosse aziende del settore non li utilizzassero regolarmente.

Con il passare degli anni, comunque, le poche aziende cosmetiche che garantivano di utilizzare esclusivamente gli ingredienti della Positive List sono via via scomparse dal mercato (in Italia sono rimasti solo i prodotti di Progetto Gaia) per cui si rese necessario individuare nuovi criteri.

Nel 1998, le 35 associazioni animaliste che costituiscono la European Coalition to End Animal Experiments on Animals (in Italia rappresentata da L.A.V.) pubblicò un elenco di aziende aderenti allo “Standard Internazionale”. Oltre a non testare i prodotti durante la fase della produzione, le aziende che fanno parte di questa lista si sono impegnate a non utilizzare ingredienti di sintesi realizzati dopo il 1 gennaio 1998. Seppure i prodotti di queste aziende contengono ovviamente ingredienti testati su animali in tempi precedenti, un impegno di questo genere comporta infatti un taglio completo e definitivo con il mondo della vivisezione.

Che criterio è stato adottato in questa lista?

Il criterio adottato è il COD (cut off date) ovverosia l'impegno, da parte dell¹azienda, a non acquistare ingredienti di sintesi di nuova formulazione a partire da un certo anno del passato (a scelta dell'azienda). Nel caso di autocertificazioni, per motivi prudenziali, sono state accreditate solo le aziende che hanno dichiarato un COD di almeno tre anni anteriore rispetto alla data della dichiarazione (ad esempio il 2001 se la dichiarazione viene fatta nel 2004). Nel caso invece il comportamento no-cruelty dell'azienda sia riconosciuto dalla certificazione ICEA-LAV (rilasciata dall'Istituto di Certificazione Eco-Ambientale AIAB, in collaborazione con LAV, Lega Antivivisezione), in considerazione delle verifiche periodiche che questa certificazione comporta, il COD può coincidere con la data stessa di sottoscrizione dell'impegno (ad esempio il 2005 se la certificazione viene rilasciata nel 2005).
Questo criterio flessibile permette di aggiornare la lista in continuazione e incentiva quindi le aziende che non si sono ancora impegnate in questo senso.

Per i detersivi valgono le stesse regole?

Sì. Il prodotto finito può non essere testato su animali (la legge non lo richiede) ma gli ingredienti di nuova formulazione devono essere sottoposti a questi test obbligatoriamente. L’unica differenza è che le materie prime di un detersivo sono molto più aggressive di quelle usate nei cosmetici per cui i test utilizzati in questo settore sono più numerosi e di peggior natura.
Anche in questo campo esistono aziende che si avvalgono prevalentemente di ingredienti vegetali e che, essendosi impegnate ad abbracciare un COD per quanto riguarda gli ingredienti chimici, possono essere definite “no-cruelty”. Oltre ai prodotti di queste aziende, si possono poi usare ingredienti “di base” (alcool denaturato, candeggina, ammoniaca, soda…) che, essendo già stati testati in un lontano passato, non devono essere sottoposti ad ulteriori verifiche.

Per leggere il resto del documento: clicca qui

Info e approfondimenti:
- Aggiornamento sulle direttive europee di cosmetovigilanza
- sunto dei provvedimenti sui cosmetici presi dall'Unione Europea a partire dal 1976
- Inventario degli ingredienti utilizzati in cosmetica pubblicato dalla Commissione Europea aggiornato periodicamente e derivante dalla direttiva 76/768/CEE
- Criteri adottati per la determinazione di prodotti no cruelty
- Cosa viene definito prodotto cosmetico e cosa impone la legge


PERCHE' CONSUMO CONSAPEVOLE

Tratto da Consumoconsapevole (www.consumoconsapevole.org)

Le nostre abitudini di vita e le nostre scelte alimentari hanno grande influenza e producono gravi ripercussioni sull’ambiente, sulle persone che vivono al di sotto del livello minimo di sussistenza, sugli animali. Rappresentano infatti la causa preponderante dei danni all’ecosistema e della fame nel mondo, contruibuiscono al massacro di oltre 48.000.000.000 (quarantotto miliardi!) di animali ogni anno, pesci esclusi, ai fini della sola alimentazione umana.

Il problema della sperequazione alimentare (ogni giorno muoiono per fame 24.000 persone circa) e degli squilibri ambientali non è dovuto ad un'insufficiente produzione di cibo, quanto all'iniqua distribuzione e allo spreco delle risorse alimentari disponibili, legata in modo diretto ai modelli alimentari e di produzione dei Paesi ricchi, dove il consumo di prodotti di origine animale è a dir poco smodato.

Per Consumo Consapevole si intende quindi il prendere coscienza della necessità di acquistare prodotti che riducano al minimo
le cause della sottoalimentazione e i danni all’ambiente, valutando
nel contempo la sofferenza che talune nostre scelte e abitudini infliggono agli altri animali.

Per saperne di più:
- Consumo consapevole
- Introduzione al veganismo
- Prodotti nemici degli animali

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