La Bottega Vegana
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Prodotti vegani per tutte/i
INTRODUZIONE AL VEGANISMO

Bottega vegana


Tratto liberamente da: Progetto Vivere Vegan (www.viverevegan.org)

Com’e' nata la parola “vegan”?
La parola “vegan”, una contrazione di "veg(etari)ano", fu coinata da Donald Watson che, insieme a un gruppo di vegan inglesi, fondo' la Vegan Society a Londra nel novembre del 1944. Il termine sta per indicare coloro che cercano di escludere tutte le forme di sfruttamento e crudelta' sugli animali.

Perche' diventare vegani?
La ragione fondamentale per diventare vegani e' il rispetto per gli animali. Chi segue questa filosofia di vita (non è uno stile!) considera gli animali non dei semplici oggetti, ma esseri sensibili con un loro valore intrinseco. I vegani, quindi, evitano di consumare prodotti di origine animale come carne, uova, latticini, pelle, lana, prodotti testati o prodotti che ne contengono. Si rifiutano di tenere gli animali in gabbia, di comprarli, non visitano zoo o acquari, non vanno al circo con animali, non assistono a palii e feste che utilizzano animali. Cercano di evitare tutto quello che comporta la sofferenza e/o la morte per gli animali. Ogni anno miliardi di animali sono trasformati in prodotti alimentari e questo comporta per loro una esistenza fatta solo di sofferenze, una esistenza che somiglia molto piu' ad una lunga morte che ad una seppur breve vita. Chi compie la scelta vegan rifiuta di essere causa di tutto cio'.

E’ vero che la dieta vegan puo' migliorare la salute?
E’ vero. Secondo i dati epidemiologici i vegani godono di salute migliore rispetto agli onnivoriLa dieta vegan e' in grado di ridurre considerevolmente l'incidenza di numerose patologie, in primo luogo quelle cardiache e tumorali che sono le prime cause di morte nei paesi industrializzati.

E' importante però evidenziare che il veganismo si basa sull'etica e non sulla salute, e che si diventa vegani per empatia, rispetto e compassione nei confronti degli animali. Ogni altra motivazione passa quindi decisamente in secondo piano e diviene, come si suol dire in ambito animalista, un argomento indiretto.

E’ vero che la dieta vegan puo' contribuire all’eliminazione della fame nel mondo?
Se fossimo tutti vegani si potrebbero coltivare i vegetali necessari a soddisfare le esigenze alimentari di tutta la popolazione della Terra. Il perche' e' semplice: la produzione di alimenti animali necessita grande quantita' di vegetali da destinare all’alimentazione degli animali. Se i vegetali fossero direttamente destinati al consumo umano si potrebbero nutrire molte piu' persone. Durante la trasformazione dei cibi vegetali in cibi animali (carne, latticini, uova) si ha una notevole perdita di proteine e di energia dato che una parte dei nutrienti serve a sostenere il metabolismo degli animali e a produrre anche tessuti non commestibili. In termini numerici: destinando un ettaro di terra all'allevamento bovino otterremmo in un anno 66 chilogrammi di proteine; destinando lo stesso terreno alla coltivazione della soia otterremmo nello stesso tempo 1848 chilogrammi di proteine, cioe' 28 volte di piu'.

E’ vero che la dieta vegan aiuta l’ambiente?
Non ci sono dubbi: la produzione di alimenti vegetali e' molto piu' ecologica della produzione di carne, latte, uova. Se e' necessaria meno terra per sfamare un vegan rispetto ad un onnivoro e' chiaro che l'impatto ambientale di miliardi di esseri umani che mangiano carne sara' nettamente superiore rispetto ad un'umanita' vegan – non si abbatterebbero le foreste per lasciare spazio ai pascoli, si utilizzerebbe meno energia sotto forma di combustibili fossili per coltivare i campi e per allevare gli animali (e questo a sua volta ridurrebbe l'emissione di gas che provocano l’effetto serra), meno pesticidi e meno fertilizzanti (entrambi prodotti estremamente inquinanti). Alcuni dati possono confermare quanto sopra: nella foresta dell'Amazzonia l'88% dei terreni disboscati e' adibito a pascolo, quasi il 70% delle zone disboscate del Costa Rica e del Panama sono state trasformate in pascoli a partire dal 1960 oltre un quarto delle foreste del centro America sono state abbattute per ottenere spazio per gli allevamenti; per ottenere un chilogrammo di farina e' necessario utilizzare circa 22 grammi di petrolio, per produrre un chilogrammo di carne e' necessario impiegare 193 grammi di petrolio: quasi nove volte tanto, tant'e' vero che il contributo all'effetto serra dato dagli allevamenti e' circa pari a quello dato dalla totalita' del traffico degli autoveicoli nel mondo. Inoltre, ogni anno in Italia l’inquinamento che viene direttamente dagli allevamenti genera circa cento milioni di quintali di deiezioni animali. Le deiezioni sono caratterizzate da una alto contenuto di metalli pesanti, quali zinco e rame, che sono somministrati artificialmente agli animali e che possono raggiungere nel terreno concentrazioni notevoli, al limite della fitotossicita'; inoltre sono causa di una vera e propria “fecalizzazione ambientale" delle falde acquifere, sempre piu' contaminate da nitrati e nitriti. Oltre al contenuto organico e al contenuto di metalli pesanti degli escrementi animali esiste il problema dei residui dei farmaci somministrati agli animali (soprattutto antibiotici ed ormoni).

Perche' i vegani non mangiano il latte e latticini?
Nonostante la credenza comune, le mucche, e anche i vitellini, vengono uccisi nel ciclo produttivo del latte. Se le mucche fossero libere vivrebbero venti o piu' anni, negli allevamenti vengono macellate a cinque-sei anni quando iniziano a produrre meno latte; i vitellini maschi, separati dalle madri per consentire la mungitura, sono destinati al macello a poche settimane di vita (carne di vitella) o fatti ingrassare e macellati dopo circa due anni (carne di manzo). Il latte viene prodotto da mucche inseminate perlopiu' artificialmente; se non fossero ingravidate e quindi non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello, non produrrebbero latte. Inevitabilmente, chi consuma latte e derivati, incentiva la produzione di carne. Ai vegani non importa sapere se il formaggio possa contenere o no caglio animale (ottenuto dallo stomaco dei vitelli macellati): anche senza caglio animale il formaggio deriva dallo sfruttamento e dalla morte di animali.

Perche' i vegani non mangiano le uova?
Nonostante la credenza comune, le galline, e anche i pulcini maschi, vengono uccisi nel ciclo produttivo delle uova. Le galline libere vivrebbero quindici anni, mentre negli allevamenti (sia nei capannoni che all’aperto) vengono sgozzate a circa due anni, per diventare carne di seconda scelta, non appena la loro produttivita' diminuisce. Inevitabilmente, chi consuma le uova, incentiva la produzione di carne. Appena nati i pulcini vengono separati: i maschi vengono avviati all’allevamento di polli da carne o buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime o vengono uccisi soffocandoli con del gas; le femmine sono avviate alla produzione di uova. Pratica comune e' il taglio del becco, senza anestesia, per evitare che si feriscano.

Perche' i vegani non mangiano pesce?
La morte dei pesci avviene sempre per soffocamento. Solo perche' si tratta di una sofferenza silenziosa non viene tenuta in nessuna considerazione. I nutrienti nella loro carne sono essenzialmente proteine e ferro, contenuti entrambi in quantita' adeguate in una dieta vegan. Mentre sono stati pubblicati studi nei quali si afferma che acidi grassi omega-3 (il DHA e l’EPA) contenuti nel pesce ridurrebbero l’incidenza di malattie cardiovascolari, altri invece hanno rilevato che chi mangia spesso pesce ha una maggiore incidenza di patologie cardiache o, comunque, che il pesce non ha effetti protettivi. Inoltre e' ampiamente dimostrato che nei vegani l’incidenza di queste patologie e' decisamente inferiore rispetto agli onnivori e i cibi vegetali (in particolare l’olio di lino, le noci, il germe di grano, la soia e suoi derivati) contengono un tipo di omega-3 (l’acido alfa-linolenico) che l’organismo umano puo' facilmente convertire in DHA ed EPA. Inoltre il pesce contiene altri grassi saturi (molto ridotti nei cibi vegetali) e colesterolo (del tutto assente nei prodotti vegetali). Un altro problema e' l’elevato contenuto di inquinanti tossici del pesce, principalmente diossina e mercurio. La dieta vegan invece e' la migliore per ridurre l’assunzione di sostanze tossiche. Gli allevamenti ittici non rappresentano una soluzione ne' eticamente, ne' ecologicamente, ne' economicamente valida. Il mangime dei pesci e' spesso composto di farine proteiche ottenute perlopiu' triturando altri pesci “di scarto”, pescati a grandi profondita'; questa pratica aumenta lo sfruttamento dei mari dato che viene favorito il mercato dei pesci meno pregiati, contribuendo cosi' a danneggiare gli ecosistemi marini anche a maggiori profondita'. Inoltre gli allevamenti ittici sono altamente inquinanti (per via delle grosse quantita' di liquami prodotti - fino ad una tonnellata di rifiuti solidi per ogni tonnellata di pesce prodotta - e dei farmaci utilizzati) e necessitano di enormi aree lungo le coste o di enormi quantita' di acqua dolce.

Perche' i vegani non mangiano il miele?
Alcuni sostengono che le api vivono in liberta' e non vengono uccise per la produzione del miele. Invece esso viene prodotto in maniera alquanto crudele e a causa dell’apicoltura muoiono moltissimi animali. L'Apis mellifera possiede un sistema nervoso sviluppato e quindi la capacita' di provare dolore. Il miele e', in realta', il “vomito” dell'ape: ingoiato il nettare, essa lo rigetta e vi aggiunge enzimi mescolandolo con le proprie secrezioni digestive. La mistura viene poi rigurgitata, per essere ulteriormente digerita da altre api. Non contiene sostanze nutritive rilevanti per l'alimentazione umana. Gli apicoltori non si limitano a sottrarre alle api il miele prodotto in eccesso; al contrario, spesso si estrae tutto quello immagazzinato nel periodo estivo e si nutrono le colonie con sciroppo di zucchero per tutto l'inverno. Non essendo esso l’equivalente adeguato della dieta naturale, espone le api a diverse malattie e quindi abbassa la loro durata di vita. Per questo motivo, allo zucchero vengono spesso aggiunti diversi antibiotici (tetraciclina, terramicina) che espongono le colonie selvatiche ad un maggior rischio di epidemie. Per evitare che la colonia consumi il miele immagazzinato prima dell’inverno, che puo' superare i 25 chilogrammi, gli apicoltori distruggono gli alveari e acquistano una nuova colonia a fine inverno. Nel processo di verifica delle condizioni dell'alveare e di estrazione del miele, anche il piu' attento degli apicoltori non potra' fare a meno di calpestare e uccidere un buon numero di api. Le regine vengono soppresse ogni due anni (in natura vivono fino a cinque), quando la loro capacita' di deporre uova declina, rendendone il mantenimento economicamente svantaggioso. La loro inseminazione artificiale provoca la morte del maschio; il metodo piu' diffuso per ottenere lo sperma, infatti, consiste nella decapitazione del maschio (quando la testa viene staccata, il sistema nervoso centrale riceve un impulso elettrico, che provoca eccitazione sessuale). A volte, testa e torace del maschio vengono schiacciati per provocare l'uscita dell'endofallo. Cosi' i vegani non utilizzano nessun altro prodotto ricavato dalle api (cera, pappa reale, propoli).

Perche' i vegani non mangiano uova, latte e carne prodotti dai contadini?
Il preconcetto che i contadini non provochino sofferenze agli animali che allevano non corrisponde alla realta'. Spesso i contadini, abituati da sempre ad uccidere i loro animali, trattano questi senza molti scrupoli e a volte l’uccisione dei maiali, conigli, polli... avviene all’interno delle mura domestiche senza anestesia. Comunque l’ora della macellazione giunge per tutti gli animali, anche se allevati dai contadini in maniera non intensiva.

Perche' i vegani non mangiano i derivati animali "biologici"?
Il termine “biologico” indica solamente un tipo di agricoltura praticata senza l’uso di sostanze chimiche; non costituisce una garanzia ne' per i vegani ne' per gli animali. Chi compra uova o latte o carni biologiche contribuisce comunque all’uccisione di animali. Agli animali poco importa se vengono ospitati in una fattoria di prodotti biologici se i “prodotti” sono loro stessi. Anche in una fattoria biologica esiste lo sfruttamento e l’uccisione degli animali. Sarebbe impensabile mantenere a vita tutti i vitelli nati dalle mucche per avviare la produzione del latte. I vitelli occuperebbero una quantita' di terreno enorme e “sfrutterebbero” il suolo per la durata di tutta la loro vita. Quanto verrebbe a costare il latte prodotto cosi'? Non c’e' scampo: bere latte (anche biologico) significa mandare i vitelli al macello. Lo stesso vale per le uova: i pulcini maschi vengono comunque uccisi perche' inutili alla produzione, e le galline divenute improduttive vengono macellate.

Cosa mangiano i vegani?
Mangiare vegan non e' particolarmente difficile o laborioso. La tavola, eliminati i prodotti animali, si arricchisce e riscopre gusti da tutto il mondo. La nostra cucina mediterranea e' un ottimo punto di partenza per una dieta vegan e a questa si affiancano prodotti presi dal resto del mondo e utilizzati da millenni come ad esempio la soia. Si scopre che il pane puo' variare ogni giorno se realizzato con cereali diversi (grano, farro, orzo). Ai nostri legumi (ceci, fagioli, lenticchie) si affiancano altri come gli azuki. I sapori del mare li prendiamo dalle alghe. La frutta e la verdura e' da sempre sulle nostre tavole e la scegliamo di stagione. E accoppiare i legumi con i cereali non e' una novita' per ottenere pasti completi, anche se non e' indispensabile abbinarli nello stesso pasto. Dal grano prendiamo il glutine (la parte proteica) che diventa il seitan. Le ricette contengono solo prodotti vegetali, e cosi' sono meno caloriche, con meno grassi, e senza colesterolo.

Come fanno i vegani ad ottenere una dieta bilanciata?
Nella dieta vegan, come in ogni dieta, bisogna scegliere gli alimenti che forniscono il giusto apporto di proteine, vitamine e minerali. L’unico integratore che bisogna prendere e' la vitamina B12. E’ un fatto che mangiare prodotti animali significhi causare una immane quantita' di sofferenza a miliardi di esseri senzienti. Non crediamo che questa sofferenza possa essere giustificata solo dal "vantaggio" per gli umani di non dover mangiare del lievito di birra o bere del latte di soia fortificato. Comunque eventuali carenze dovute ad una alimentazione vegana non bilanciata sono facilmente curabili modificando leggermente la propria dieta o al limite con degli integratori, diversamente dalle patologie degenerative causate dalla alimentazione carnea, contro le quali la medicina moderna puo' ben poco.

Come fanno i vegani a mangiare proteine a sufficienza?
Le proteine, che sono responsabili della salute dei tessuti del corpo, sono composte di 20 aminoacidi; nove di questi, chiamati "essenziali" non potendo essere prodotti dal nostro corpo vengono forniti dalla dieta. Da tempo la teoria che bisogna combinare i vari cibi vegetali per poter ottenere tutte le proteine essenziali si e' rivelata falsa: basta una varieta' di cereali, legumi e verdure per fornire ai vegani tutte le proteine a sufficienza. Mentre spesso si accusa la dieta vegana di essere carente di proteine, al contrario il problema delle diete “normali” in Occidente e' l’eccesso di assunzione di calorie e proteine di origine animale, che portano ad aumentare il rischio di molte malattie, da obesita' e malattie cardiovascolari fino a cancro e allergie.

Come si vestono i vegani?
I vegani fanno scelte etiche anche per quel che riguarda il look. Nella moda di oggi infatti c’e' l’imbarazzo della scelta: dalle borse di Mandarina Duck che hanno fatto tendenza lanciando il prodotto realizzato con tessuto, alle scarpe di Vegetarian Shoes nate appositamente per soddisfare le esigenze degli animalisti. Realizzate in materiali confortevoli, traspiranti a prova di pioggia e indistruttibili. Fra questi Vegetan e Lorica (prodotta in Italia), materiale utilizzato anche nell’industria dell’arredamento per divani e per gli interni di automobili. Il pile, caldo e morbido (non pizzica!) indispensabile in un abbigliamento sportivo ha reso caldo l’inverno dei vegan. Quello utilizzato da Patagonia per realizzare maglioni deriva materiali innovativi e dal riciclo delle bottiglie di plastica. I tessuti “sintetici” ottenuti in laboratorio sono ingualcibili e piacevoli al tatto, vantano qualita' antistress, sono traspiranti e antibatterici ed il loro utilizzo e' vantaggioso rispetto alle fibre di origine animale: il Fibrefill, che sostituisce le piume per i giacconi invernali, li rende superiori per praticita' e prestazioni. L’ Alcantara, la ciniglia di cotone, la viscosa rendono la vita facile ad animali e vegan.

Perche' i vegani rifiutano la pelle e il cuoio?
La pelle viene generalmente considerata un sottoprodotto dell’industria della carne e del latte, ma giudicando dall’ enorme giro d’affari che essa muove non puo' essere definito un prodotto di secondaria importanza. Se si smettesse di mangiare la carne di animali la loro pelle non sarebbe disponibile per farne scarpe, borse, divani. Ma se si smettesse di usare la pelle il mercato della carne ne risentirebbe. L’unico modo per rompere questo ciclo di sofferenza e' di smettere di mangiare carne e di usare pelle.

Perche' i vegani rifiutano la lana?
La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente cruenti, ma lo sfruttamento e la sofferenza delle pecore derivano dalla incessante ricerca del profitto. La maggior parte della lana proviene dall’Australia dove le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l'attenzione per il singolo animale diventa anti-economica. Come negli altri tipi di allevamenti intensivi, un alto livello di mortalita', soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale. Poche settimane dopo la nascita, agli agnelli vengono tagliate le code, senza anestesia; i maschi, inoltre, subiscono la castrazione (quasi sempre senza anestesia). In Australia, la razza piu' comunemente allevata e' la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioe' dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta e' maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana fa si che gli animali siano sfiniti dalla calura; inoltre, nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci che attirano le mosche a deporre le loro uova. Per prevenire la nascita delle larve, gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore; nonostante cio', spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire. Si stima che questa pratica barbara causi la morte di piu' animali di quanti non ne salvi. Inoltre, la tosatura e' un’attivita' tutt’altro che pacifica. Siccome i tosatori vengono normalmente pagati in base al volume di lana che producono e non in base al numero di ore lavorate, eseguono il lavoro nel modo piu' veloce possibile senza la minima cura per l’animale. Inoltre, per evitare che la tosatura venga fatta troppo tardi, le pecore vengono spesso tosate prematuramente e muoiono perche' esposte alle intemperie. Infine, quando iniziano a diventare “improduttive”, le pecore, come tutti gli altri animali di allevamento, vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con animali piu' giovani e quindi redditizi.

Perche' i vegani rifiutano i piumini?
Le piume per le imbottiture vengono strappate senza anestesia alle oche. Queste vengono prese per il collo e poi legate per le zampe o semplicemente immobilizzate tra le ginocchia dell’addetto. Una volta terminata l’operazione, la pelle delicata dell’oca, terrorizzata e dolorante, viene spolverata di disinfettante fino al prossimo spiumaggio. Lo spiumaggio inizia all’eta' di otto settimane e di solito viene ripetuto ogni due mesi per ancora due o tre volte. Dopodiche' l’oca viene uccisa subito, oppure dopo un periodo di alimentazione forzata per produrre pate' de foie gras. Una parte di piume deriva invece dall’uccisione delle oche. Ma a prodotto finito e' impossibile sapere se il piumaggio viene da oche vive o morte. Poco cambia per il consumatore etico che non comprerebbe comunque un prodotto che comporta la sofferenza o l’uccisione di animali.

Perche' i vegani rifiutano la seta?
La seta deriva dal bozzolo creato dal baco, che al suo interno si trasforma in farfalla; occorrono 1500 bachi per fare 100 grammi di seta. Per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l’ebollizione, oppure nel forno a microonde.

Come si puo' sapere cosa c’e' dentro i prodotti che si acquistano?
Leggendo attentamente le etichette, possiamo evitare di acquistare prodotti insospettabili che contengono invece componenti di origine animale. Ma molti prodotti non riportano composizione e origine di cio' che si acquista; non resta che informarsi in prima persona, o attraverso associazioni animaliste, o associazioni di consumatori. Per fare qualche esempio: le pellicole fotografiche contengono gelatine animali, molti contraccettivi sono testati su animali o contengono sostanze animali, la birra e il vino possono essere prodotti con l’uso di sostanze animali, le candele vegan sono solo quelle di paraffina...

Che cosmetici, prodotti per la cura della persona e per la pulizia della casa usano i vegani?
L’acquisto di cosmetici, prodotti per la cura della persona e la pulizia della casa vegan e' resa difficilissima (in alcuni casi impossibile) dal fatto che per legge tutte le nuove sostanze chimiche sono sottoposte ad alcuni test generici su animali (come il LD 50) e che in funzione del loro uso specifico vengono in seguito sottoposte ad ulteriori test (come il Draize test). Per quanto riguarda i cosmetici e i prodotti per la cura della persona (saponi, bagnoschiuma, shampoo) la stragrande maggioranza dei prodotti finiti non e' testato su animali perche' non e' obbligatorio per legge e poche ditte vogliono buttare via soldi in prove che sanno benissimo essere prive di rilevanza scientifica. Chi scrive sulla confezione "Prodotto finito non testato su animali" non dice nulla di particolarmente interessante: quello che conta sono i singoli ingredienti: dal 1976 ad oggi qualunque nuova sostanza chimica deve essere testata su animali per fornire alle autorita' competenti un profilo tossicologico. Tutti i test (compresi l’LD 50, il Draize test cutaneo, oculare e i test di fototossicita' o cancerogenicita') comportano sofferenze terribili per gli animali utilizzati. Cio' non toglie che le industrie chimiche e cosmetiche non abbiano mai mosso un dito per richiedere una modifica delle normative, almeno fino a quando l'opinione pubblica non ha cominciato a rendersi conto della situazione e a protestare. Non ci resta che continuare a boicottare tutti i prodotti che fanno uso di ingredienti obbligatoriamente testati su animali. Per far capire ai produttori e ai politici che non accettiamo questa normativa, affinche' le leggi e le direttive comunitarie che impongono tali test vengano abrogate o modificate. Questo approccio fino ad ora ha funzionato: le pressioni dell'opinione pubblica sui produttori e sui governi stanno sortendo l'effetto desiderato. Una guida utile per orientarsi negli acquisti l’ha redatta la LAV-EAR (Lega Antivivisezione-Europe for Animal Rights). I fabbricanti inclusi in questa lista garantiscono di non usare piu' nuovi ingredienti (dal 1992) finche' non verra' cambiata la legge evitando di incrementare il numero di animali vivisezionati. Anche per quanto riguarda i prodotti per la casa (detergenti per piatti, panni, mobili, vetri e pavimenti), la legge impone l'obbligo di testare gli ingredienti su animali (cosi' come qualunque altra nuova sostanza chimica, a prescindere dal suo futuro uso) ma non i prodotti finiti. Chi vuole acquistare in modo responsabile dovrebbe preferire i prodotti piu' vecchi a quelli piu' nuovi che piu' probabilmente contengono sostanze nuove la cui introduzione sul mercato ha ulteriormente incrementato il numero di animali usati nella vivisezione.

Come si curano i vegani?
Un vegan cerca di prevenire le malattie, ad esempio con l’alimentazione, e utilizza quando possibile metodi di cura non cruenti. Ma puo' capitare di non avere alternative, e di doversi curare con quello che allo stato attuale e' disponibile. Sapendo che i farmaci convenzionali o allopatici sono tutti sperimentati sugli animali, ci battiamo per una ricerca diversa rispettosa delle altre specie, per lo sviluppo di metodi nuovi e meno barbari. Auspichiamo che, soprattutto le nuove generazioni, grazie anche alla legge sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale, si muovano in una direzione che favorisca il benessere di ogni essere vivente, e vada oltre lo specismo.

Cosa pensano i vegani della possibilita' che anche le piante provino dolore?
I vegani cercano di ridurre la sofferenza nel mondo. Mentre nessuno sa per certo se le piante soffrano (infatti non hanno un sistema nervoso sviluppato come gli esseri umani e gli animali), tutti possono riconoscere nelle urla, grida, lamenti e lacrime i segni di paura e le sofferenze fisiche e psichiche negli animali umani e non. E’ difficile affermare che la lattuga mentre viene raccolta nel campo soffra, ma la paura e il dolore di un cane picchiato o di una mucca in attesa di essere macellata sono ben visibili e innegabili. Ma ammesso che le piante soffrano perche' mangiare animali che a loro volta si nutrono di una enorme quantita' di piante (cereali e/o erba)? Limitandosi a mangiare direttamente i vegetali, i vegani riducono considerevolmente il numero di piante necessarie per il loro sostentamento.

Per saperne di più:
- Consumo consapevole
- Introduzione al veganismo
- Prodotti nemici degli animali

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